Grazie amico per avermi fatto conoscere il GSSS

22 giugno 2012 6 commenti

Dopo quasi un anno di moto , ho notato che ancora non mi sentivo appagato dal mio modo di guidare. Quando comprai la moto ero così contento di poterci stare sopra che non mi importava altro , dopo 8-9000 km però , sentivo che ancora mi mancava qualcosa. Raccontai allora questa sensazione al mio amico Alessandro , lui mi rispose che subito dopo aver preso la sua prima moto, una Triumph stree triple , voleva qualcuno con un pò più di esperienza che gli insegnasse qualche trucchetto del mestiere. Ma ancora non bastava a saziare ne la mia ne la sua sete di sapere , ed iniziò a cercare su internet qualcosa che lo soddisfacesse. Gira che ti rigira trova una sito web che ben si presentava e sembrava essere in possesso di tutti i requisiti necessari. Il link alla pagina è : http://www.gsss.it/ . Mi raccontò la sua esperienza a questo mini corso di guida sicura. Durante i suoi racconti di quei giorni notavo una luce nei suoi occhi , cosa che mi faceva ben intendere quanto si fosse divertito. Decisi dopo aver ascoltato le sue storie di iscrivermi e lui entusiasta mi disse che avrebbe rifatto volentieri il corso. Detto fatto , prenotammo il corso n° 6 del GSSS Classic che partiva dal 13/06/2012 per concludersi il 16/06/2012. Dovete sapere che questa scuola è l’unica in Italia ad essere riconosciuta dal’FMI (Federazione Motociclistica Italiana) , e se vi interessa può darvi la possibilità superando i corsi Classic (con un punteggio di tipo Expert) , Special (con un punteggio di tipo Mster IGS) e di Formazione di diventare tu stesso un’istruttore IGSS. Una figata pazzesca per chi di moto è appassionato.

Arriva il grande giorno della partenza con Alessandro ci diamo appuntamento dopo il ponte di Ariccia alle otto , otto e qualcosa del mattino , per partire col fresco. La notte prima della partenza non riuscivo a prendere sonno mi rigiravo nel letto come un’anguilla fuori dall’acqua. Appena scorgo il primo raggio del sole sono già in piedi , guardo l’orologio le sei del mattino , nnnnnnnnooooooooooo!!!!! , penso tra me e me , è troppo presto ora che faccio fino alle otto? Il tempo sembrava immobile più guardavo l’orologio e più avevo la sensazione che le lancette invece di andare avanti tornassero indietro. Mi ero stancato di aspettare quindi decido di partire un pò prima , saluto mia madre , mio fratello e mi incammino. Arrivo all’appuntamento con circa dieci minuti di anticipo niente di grave , penso , ignaro della lunga attesa che invece mi attendeva. Passano quindici minuti ma del mio amico nemmeno l’ombra , allora prendo il telefono stavo per chiamarlo quando vedo la mia bella motina in penombra e gli scatto una foto.

Il viaggio Inizia

Passano altri dieci minuti , mi decido quindi a chiamare Alessandro e lui candidamente mi risponde che era ancora a casa. Alla fine arriva in tutta comodità intorno alle otto e trentacinque. Sosta in piazza ad Albano Laziale per una colazione (orribile) , rifornimento e via verso l’autostrada. Devo fare una piccola parentesi a questo punto , la segreteria del centro tecnico ci aveva messo in contatto con altre persone che da Roma avrebbero dovuto raggiungere il centro tecnico ma avrebbero voluto partire più tardi quindi non ci saremmo dovuti incontrare invece……. La prima sosta autostradale l’abbiamo fatta esattamente e senza volerlo al punto di rendezvous stabilito dalle altre persone e per uno strano caso ci ritroviamo davanti ad una di loro che era arrivata prima. Si presenta dicendo :” piacere sono Valentina”. Ci spiega che di lì a poco sarebbero arrivati anche Paolo e Federica. Data la coincidenza di eventi abbiamo deciso di aspettare gli altri e partire alla volta di Polcanto tutti insieme. Il viaggio in autostrada si è rivelato noioso come sempre , però arrivati alle porte dell’uscita di Barberino il cuore ha iniziato a battere più forte. Più ci avvicinavamo a Borgo San Lorenzo e più l’emozione aumentava. Al primo bivio , il primo tuffo al cuore , sotto la freccia di Borgo c’era scritto Mugello , poi al secondo c’era scritto Scarperia infine all’ultimo incrocio vedo scritto “Autodromo del Mugello” , e quasi ci rimango secco. Di comune accordo avevamo precedentemente stabilito che non appena arrivati a Borgo ci saremmo fermati a mangiare , e così fu. Accostammo a quello che per noi romani poteva essere considerato un pub , invece con nostra sorpresa il menù che ci presentarono davanti era di tutt’altra entità. Io presi dei tortellini panna e prosciutto meravigliosi , Alessandro e Paolo dei tortelli al sugo e Federica e Valentina non ricordo. Dopo un pò Federica ci dice che ci avrebbe raggiunto anche il suo ragazzo Gianpaolo. Finito di mangiare ripartiamo tutti insieme , Alessandro passa in testa visto che lui era già stato lì e ci porta di fronte ad una stradina stretta mezza dissestata e piena di buche , il nome della strada non poteva che essere via del motocross. Più salivamo per raggiungere il centro e più la strada peggiorava fino ad arrivare alla discesa della morte come da me soprannominata. Vi allego una foto che vi farà capire meglio di cosa sto parlando.

La discesa della morte

Anche per i meno esperti salterà all’occhio che la discesa non è asfaltata  , vi posso assicurare che una delle cose che il motociclista con una moto stradale non vorrebbe mai affrontare è una cosa simile. Entriamo nel centro liquidiamo le scartoffie e ci consegnano uno zainetto contenete un pò di gadjet della scuola.

Il centro tecnico

Saliti in camera esultiamo perchè aprendo le finestre questo era il panorama che vedevamo.

Pista di motocross

Ebbene si entrambi le finestre della nostra camera si affacciavano su una pista di motocross. Da paura!!!!! Ci sistemiamo e usciamo per guardarci un’attimo intorno.

Il Garage

La foto soprastante mostra dove le nostre motine hanno riposato per giorni. Questo invece era quello che avevamo di fronte.

Vista del laghetto

Già avevo compreso che questo posto mi sarebbe mancato. Ci dirigiamo verso il ristorante per fare la conoscenza di uno dei tre istruttori. Si chiamava Rodolfo che ci accoglie col classico accento toscano , subito ho sentito una grande passione per quello che faceva , si vedeva benissimo che anche se non era il lavoro che gli permetteva di mettere il pane in tavola ci metteva tutta l’anima. Dopo una mezz’ora arriva anche il secondo istruttore Paolo , anche lui appassionatissimo alla causa moto , di lui invece ho notato la precisione nel trattare gli argomenti , non a caso era del nord. Per ultimo è arrivato Lorenzo , con lui non ho avuto modo di parlare perchè subito dopo siamo andati in aula per un’oretta di lezione per presentarci il corso ed i suoi obiettivi. Finito il briefing andiamo a mangiare , il cibo era fantastico , poi un pò di chiacchiere e tutti a nanna.

La sveglia il giorno dopo non suonò (grazie al telefono ipermegatecnologico di Alessandro) , ci svegliò invece un suono più strano era Valentina che si stava facendo la doccia nella stanza a fianco. In dieci minuti ci svegliamo e ci vestiamo , andiamo subito a fare colazione , torniamo in camera per riassumere un’aspetto umano e poi via in aula. La lezione verteva sul come si sarebbe svolta la giornata. Ci spiegarono che saremmo usciti tutti insieme e poi ci avrebbero lasciato andare su un tratto di strada che loro chiamano “il Centocurve” dove osservando il nostro stile di guida , ci avrebbero diviso in tre gruppi non appena avessimo effettuato la prima sosta. Il gruppo rosso , doveva essere quello con più “esperienza” , seguito da quello blu “intermedio” e quello bianco “principiante”. Ci avevano spiegato che per permettergli di riconoscerci , dovevamo una volta fermi , rimanere in sella e con  il casco in testa . Io quel giorno siccome faceva un pò freschetto avevo sotto la giacca anche la felpa , di conseguenza stavo morendo dal caldo. Cominciano la consegna delle fasce, subito consegnano la fascia rossa ad Alessandro e con mia sorpresa poi Paolo si avvicina porgendola anche a me. Ero stracontento , mi avevano reputato uno che almeno sapeva “guidare” la moto. Subito dopo ci divisero in gruppi e scoprimmo che il nostro istruttore sarebbe stato Rodolfo. Il nostro gruppo era formato da 6 allievi. Ci dirigemmo al passo della Futa dove ci fecero fare delle “vasche” , ovvero ripercorrere più volte uno stesso tratto di strada per prendervi confidenza. All’inizio era Rodolfo ad aprire il gruppo ma man mano che andavamo avanti lasciava strada agli altri per osservarli alla guida. Ci fermammo poco dopo e l’istruttore passò in rassegna ciascuno di noi , dicendoci cosa migliorare , cosa andava bene e cosa avremmo dovuto imparare. Ci si presentò una mattinata di moto molto lunga e faticosa ma pur sempre divertente e stimolante , finalmente poi arrivammo al luogo stabilito per il raduno ed il pranzo. Ci trovammo davanti ad un’altro angolo di paradiso toscano.

La prima sosta 1

La prima sosta 2

La prima sosta 3

La prima sosta 4

Ci accomodammo all’ombra di una struttura posta sotto degli alberi e dopo qualche minuto di attesa pensai :”in Toscana si mangia proprio bene”.

In Toscana si mangia proprio bene

La tavolata

Alla fine del pranzo si dà uno sguardo intorno e vedo un punto di assoluta perfezione , sempre tra me e me dico :”se ti metti lì sdraiato e chi t’ammazza”.

e chi t’ammazza……

Appena iniziata la digestione gli istruttori ci dicono che era ora di risalire in sella.

Si riparte 1

Si riparte 2

Si riparte 3

Si riparte per il passo della Faggiola , stesso modus operandi della mattinata quindi piccolo briefing , chiacchierata e poi rientro in albergo. Una volta in stanza io e Alessandro facciamo il resoconto della giornata e chiaramente non poteva essere che positivo e soddisfacente , quindi doccia e poi via al ristorante per cena. Lì come la sera prima ritroviamo anche Paolo , Giampaolo , Federica e Valentina. Ci scambiamo reciproche opinioni su come fosse trascorsa la giornata , le sensazioni provate , le paure , le soddisfazioni , le prese in giro , si respirava una bella aria. Il passo successivo era invadere il letto e farsi un bel sonno fino alla mattina seguente. Per evitare l’esperienza traumatica della mattina precedente decidemmo di mettere due sveglie , sicuramente almeno una avrebbe suonato.

Il terzo giorno arriva annunciato dalla sveglia , ma ancora non potevamo prevedere come di lì a poco ci avrebbe stupito. Solita routines e poi giù a fare colazione. Tutto sembrava normale poi arriva Luigi , un nostro compagno di corso , con un piatto in mano si siede , prende forchetta e coltello e inizia a mangiare il pollo della sera prima. Erano le 8:06 del mattino.

Il pollo alle 8

Mitico Luigi!!!! Non avevo mai visto una cosa simile. Ripresomi dallo shock torno al tavolo con Alessandro finiamo di fare colazione , si torna nuovamente in camera , rinfrescatina al volo e poi dritti a lezione. Subito notammo che dirigendoci verso l’aula ancora non c’era nessuno , chiedemmo spiegazioni , e ci fu detto che il giorno prima c’era stata una caduta senza conseguenze ma che la moto doveva essere portata a riparare. Poco dopo infatti arrivò Lorenzo che invece di andare a casa con la propria moto , era tornato con quella incidentata. La lezione iniziò e ci comunicarono il cambio di istruttore quel giorno Rodolfo andò con i bianchi , Paolo con i blu e Lorenzo con i rossi. Subito ci disse che per arrivare alla nostra meta c’erano una ventina di chilometri di dritto , ma che comunque li avremmo sfruttati. Tutti i facenti parte del gruppo dei rossi avevano un punto interrogativo disegnato sul volto. Perplessi partimmo e dopo la solita sosta al distributore , iniziammo a fare degli strani esercizi in moto che sinceramente non saprei come descrivervi , posso dirvi solo che visti arrivare da bordo strada risultavamo abbastanza goffi. Arrivati al passo del Muraglione , Lorenzo ci spiegò come si sarebbe svolta la lezione giornaliera e come avrebbero funzionato le riprese. Ebbene si , ci avrebbero ripreso durante la marcia in ben due occasioni , la prima , effettuata in mattinata , serviva solo come dvd ricordo da consegnare all’allievo una volta finito il corso. La seconda invece sarebbe stata effettuata nel pomeriggio (dopo pranzo) e sarebbe servita agli istruttori come riferimento video per assegnarci il voto , il punteggio del corso ed anche per dare a noi un riferimento visivo di quali fossero le cose da migliorare nel nostro stile di guida. Bene , pensai e vidi più o meno le stesse emozioni disegnate anche sugli altri volti. Ok , un respiro profondo e tutti in sella , diretti verso la sommità del passo , solita formula dei giorni precedenti l’istruttore apre la strada e poi ti fà passare per vedere i miglioramenti. In salita tutto bene , la parte in discesa PAURA , in un tornante stretto perdo per una frazione di secondo la ruota posteriore. Mi si ferma il cuore e vado in palla tanto che sbaglio anche la curva successiva. Ci metto qualche attimo a riprendere e nel frattempo faccio passare tutti i miei compagni davanti. Arrivati al punto di ritrovo a valle scopriamo da degli operai che erano appena state rifatte le righe della strada e che quindi i punti più vicini alla vernice erano scivolosi. Fantastico!!! Almeno ora però sapevamo che parte della carreggiata evitare. Arriva finalmente il momento del pranzo , ma da poveri illusi quale eravamo pensavamo di arrivare al ristorante in maniera semplice , sbagliatissimo. Lorenzo si ferma a metà di una curva a destra e ci dice di imboccare una strada sterrata in salita , una bella salita , *à$!”&%$%&$% , ho preferito mettere un pò di simboli al posto della parolaccia.  Però l’impresa è valsa la pena perchè abbiamo mangiato divinamente. Il posto era meraviglioso e ci siamo fermati un pò lì per digerire. Arriva il momento di ripartire , consapevoli che di lì a poco ci avrebbero ripreso nuovamente , questa volta però per giudicarci. Io e Alessandro speravamo di non fare pessime figure. Questa volta però non ci dividiamo per gruppi ma andiamo , sempre divisi per colori , verso la stessa meta , il passo della Colla. Ci fanno fermare ad un piazzale e ci dicono che avremmo dovuto percorrere un pezzo di strada fino ad arrivare al punto di ritrovo dove ci aspettava un’altro istruttore. L’ordine di partenza era il seguente : bianchi  , blu e rossi. Ognuno doveva attendere il via dell’istruttore prima di partire. Tocca a me , mi inserisco in strada e cerco di sgombrare la mente e di essere il più fluido possibile , in realtà penso solo alla curva dove l’istruttore sarà appostato ed io farò un errore , tanto per cambiare. Succede tutto il contrario , la strada si chiude davanti a me e penso solo a guidare e a stento intravedo la telecamera che mi riprende. Arrivo al punto di ritrovo con l’adrenalina a mille ma abbastanza soddisfatto della prima tornata. Attendo con impazienza il mio turno per risalire in sella. I minuti sembrano fermarsi poi ad un tratto parto e mi ritrovo di nuovo a danzare tra le bellissime curve e i fantastici paesaggi toscani. Finito le riprese ci ritroviamo tutti ad un bar più o meno a metà del passo , ci riprendiamo un’attimo e si ridividono i gruppi. Lorenzo ci dice in maniera bonaria come se fosse uno scherzo :” l’ultimo che arriva a fondo valle con il motore acceso ma in folle paga da bere a tutti”. Io e Alessandro all’inizio pensavamo fosse uno scherzo , quando vediamo gli altri del nostro gruppo spingere la moto per la discesa capiamo e partiamo a nostra volta. E’ stata una delle cose più divertenti che mi sia mai capitata , immaginatevi la scena di questi cinque pazzi a motore acceso , cercando di frenare il meno possibile e recando la minor resistenza aerodinamica , che passano vicino ad un gruppo di persone che passeggia. Sicuramente avranno pensato che eravamo fuori. La sfida si conclude con Alessandro che arriva ultimo , causa il peso ridotto del pilota più la moto. Ci facciamo tutti una grossa risata e ci incamminiamo verso il centro tecnico. Visto che il giro pomeridiano era finito e ancora mancava un pò di tempo ci siamo ritrovati fuori dal ristorante per due chiacchiere in compagnia , vi mostro un po di facce.

Ozio 1

Ozio 2

Ozio 3

Terminati questi attimi di spensieratezza andiamo tutti verso l’aula consapevoli che quello sarebbe stato il momento cruciale del corso. Io non ce la facevo più ad aspettare e guardandomi attorno vedevo che il sentimento era comune. Inizia la riproduzione e le facce si fanno sempre più tirate , ad ognuno venivano sottolineai sia i pregi che i difetti dello stile di guida. Tocca a me , parte il video , l’istruttore chiede , come ad ogni altro prima di me di riconoscere la moto , il bello è che io non mi riconosco fino a quando la moto è a metà curva , quindi dico il mio nome. Passano in rassegna il mio video e stranamente sono più i pregi. Meno male. Poi tocca al mio amico e devo dire che secondo me il suo modo di guidare è più evoluto infatti trovano meno difetti. Tiriamo entrambi un bel sospiro di sollievo e ci riteniamo più che soddisfatti del risultato. Terminate tutte le proiezioni , andiamo dagli istruttori per comunicargli che l’indomani non avremmo preso parte all’ultima lezione perchè Alessandro avrebbe dovuto essere a Roma per le diciassette. Chiaramente il motivo era serio e quindi hanno accettato di buon grado la nostra dipartita. Quindi ci siamo diretti al ristorante. Altra megamangiata , la serata sembrava essersi conclusa lì , invece , al momento di andarcene Lorenzo , Rodolfo e Paolo chiedono gentilmente di rimanere tutti a tavola perchè ci sarebbe stata una consegna straordinaria di diplomi. Subito sulla mia faccia e quella di Alessandro si stamparono due sorrisi a trentasei denti , sembravamo in preda ad una paresi facciale. Ci spiegano che questa era la prima volta che avveniva la cerimonia con un giorno di anticipo e che tutte le altre volte l’attestato non era stato consegnato. Oltre il sorriso , la soddisfazione è stata immensa , quando poi abbiamo visto i punteggi , c’è mancato poco che ci prendesse un coccolone. Stringiamo le mani e ringraziamo tutti , anche i nostri compagni di corso , ma sempre con la paresi facciale stampata.

Consegna dei diplomi 1

Consegna dei diplomi 2

Consegna dei diplomi 3

La contentezza e l’ego smisurato da tre angolazioni diverse. Mi sembrava di essere tornato bambino , subito dopo la consegna dei diplomi di terza media. Non ci capivo più nulla , dovetti andare a prendere un pò d’aria e mettermi seduto qualche momento per riprendermi. L’atmosfera di questi giorni è stata meravigliosa , tutto è stato perfetto , gli istruttori sono stati molto comprensivi , il giusto rigidi ma anche tanto simpatici e cordiali. Continuai a ringraziarli ancora ed ancora , poi l’occhio ci cadde su un biliardino , il torneo era iniziato. Passammo una buona oretta tra risate , gol e prese in giro , poi come tutte le cose belle dovemmo andare a dormire  poichè il giorno dopo avremmo dovuto rientrare a Roma.

L’ultima mattina , fu carica di emozioni contrastanti , dispiacere , soddisfazione , gioia , la facevano da padrone. Sapevamo bene entrambi che quello era l’ultimo giorno di vacanza e che l’indomani ci sarebbe stato chi tonava al lavoro e chi cominciava una nuova vita. Scendemmo per l’ultima volta a fare colazione , poi ci aggirammo un pò tra i corridoi dell’albergo e il garage scambiando due parole con chiunque incontravamo. Le ultime immagini di quei meravigliosi giorni ci sono state fatte da Federica e Valentina.

Ce la tiriamo

Un’ultimo controllo prima della partenza

Iniziamo il giro dei saluti e dei ringraziamenti per ultimi lasciamo i “maestri” Lorenzo , Rodolfo e Paolo , ringraziandoli nuovamente per l’onore concessoci e per il tempo dedicatoci. Poi piano piano i gruppi partono per l’ultimo giro dove , avrebbero riscontrato i miglioramenti appresi durante i giorni di corso. Rimaniamo solo io ed Alessandro , ci guardiamo intorno ancora per qualche istante , giusto per fissare bene in mente gli ultimi istanti della nostra vacanza. Scacciata via questa sensazione di leggera tristezza saltiamo in sella direzione Roma.

Le ultime righe le dedico a tutti i nostri compagni motociclisti e agli istruttori , ma in particolar modo al mio amico Alessandro.

GRAZIE.

P.S.

Consiglio a tutti di provare questa esperienza , il GSSS ha cambiato radicalmente il rapporto che ho con la strada e la mia moto.

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La moto crea dipendenza.

19 gennaio 2012 Lascia un commento

Sono passati 4 mesi da quando vado in moto , ed ho già ” macinato ” più di 4000 km. Non si può descrivere quello che provo anche solo a starci seduto sopra , è sicuro però che le sensazioni diventano ancora più intense con l’andare avanti. Tutto ma proprio tutto ciò che la riguarda mi scatena una serie di emozioni inenarrabili . A volte durante i  fine settimana (della brutta stagione) mi sveglio presto per vedere se le condizioni del tempo mi permettono di farmi un giro. Purtroppo la maggior parte delle volte rimango sempre a casa perchè fuori piove o comunque l’asfalto è scivoloso. Allora comincio a girare per casa come un anima in pena , sperando che il tempo si rimetta , e nel mentre mi tengo occupato con una cosa qualsiasi. Raramente capita (nel periodo invernale) , che il sole faccia capolino da dietro alle nuvole , illuminandomi la giornata. E allora via tra le vicine curve della Via dei Laghi.

Ci sono giorni che non mi và di alzarmi per andare al lavoro , mi giro e mi rigiro nel letto , poi mi ricordo che finalmente ho la possibilità di scegliere tra 2 e 4 ruote.  Forse non è solo per la sensazione di stare in moto , ma anche perchè così facendo puoi evitare un pò di traffico (e di questi tempi dove tutto è intasato come alternativa che unisce l’utile al dilettevole non è per niente male). Stare in sella è il motivo principale di assuefazione (almeno per quanto mi riguarda) , seguito dalla ricerca di migliorie da apportare al proprio mezzo. Non dimentichiamoci nemmeno che questo tipo di veicoli richiede una manutenzione ed una cura costanti (metteteci pure il fatto che io sono molto pignolo) , avrete come risultato un’individuo alla continua ricerca di tutte le chincaglierie possibili ed immaginabili per la cura della moto. Prendiamo in esame una situazione , tipo , devo lavare la bestiaccia. Ecco , uno come me prima ancora di arrivare a pensare ad una cosa simile , deve come minimo consultare tutte le persone moto munite che conosce , poi 2000 forum , e forse , ribadisco forse , se le risposte che ha avuto sono state sufficientemente esaurienti , farne un concentrato. Vi descriverò a grandi linee il processo di lavaggio (io ho impiegato tre giorni a completarlo).

I prodotti da utilizzare sono fondamentali per non rovinare parti meccaniche , lucide o verniciate.

Lavaggio delle carene:

jhonson & jhonson shampoo baby ,  è molto delicato e sicuramente non rovina i colori.

due spugne molto morbide , una per la parte superiore e una per quella inferiore (utilizzarne due aiuta ad evitare di mischiare i due tipi di sporco , quello superiore sicuramente più semplice da rimuovere e quello inferiore molto più ostinato e grasso).

Sottosella e cerchi :

chante clair sgrassatore , ottimo per questo tipo di superfici sciogliere lo sporco/grasso senza troppa fatica.

spugnetta per lavare i piatti , è leggermente più abrasiva delle spugne per la carenatura e aiuta a rimuovere quello che da solo lo sgrassatore non toglie.

Parti in acciaio/alluminio :

smac brillacciaio , utilizzato sulle superfici metalliche della vostra moto , ridona brillantezza.

spugnetta morbida sia per passare il ravvivante sia per rimuoverlo.

Asciugatura parti verniciate :

pelle di daino(sintetica) , non lascia aloni.

Asciugatura altre parti :

panno in lino , non lascia aloni

Lucidatura :

pronto legno vivo , credetemi è una bomba , protegge e dona una brillantezza unica alle parti verniciate

spugnetta morbida per applicare e rimuovere la cera.

Pulizia parti trasparenti :

vetril , ridona lucentezza.

spugnetta e panno in lino per bagnare e asciugare.

Prima di gongolarvi controllate sempre che la catena della moto sia ben ingrassata , nel caso passateci del lubrificante apposito.

Bene fatto tutto se siete stati bravi , ma davvero bravi come lo sono stato io , il risultato dovrebbe somigliare molto a questo :

Il muso in tutto il suo splendore

Più da vicino

Vista da sinistra

Vista da dietro

Vista da destra

Vista da dentro

Purtroppo i più scrupolosi avranno notato le imperfezioni sui bordi dei cerchi e i graffi sulla carena sinistra , lascito del precedente proprietario. Il risultato comunque rimane ottimo. Tanto per ritornare sull’argomento delle migliorie , i più attenti avranno notato il nuovo vetro del cupolino , le nuove frecce e gli stripe blu sul profilo dei cerchi. Ho cambiato poco dopo anche i tubi dei freni , perchè quelli originali cominciavano a soffrire ,  per dirla in gergo tecnico dell’effetto ” polmone “. Questo tipo di inconveniente si ha quando i tubi dei freni si ” gonfiano ” , provocando una minor pressione dei pistoncini idraulici delle pinze dei freni sulle pasticche , allungando di conseguenza una frenata. Chissà quale sarà il prossimo passo , forse un nuovo scarico? Mha… chi vivrà vedrà.

P.S.

E’ proprio vero , la passione per una cosa dà strani effetti collaterali , ed io ne sono una personificazione.

Finalmente ce l’ho fatta!!!

19 gennaio 2012 Lascia un commento

Avevo più o meno 4 anni (o forse 5 ….) , quando mio zio Raffaele arrivò in sella alla sua Yamaha FJ1200 nuova fiammante.

Mettetevi nei panni di un bambino così piccolo che si vede arrivare una specie di marziano , vestito con l’abbigliamento tecnico per la moto (tuta in pelle nera e casco integrale). La prima reazione è stata la paura , immediatamente sostituita da stupore e curiosità. Immaginatevi la mia reazione quando alzandosi la visiera del casco l’alieno prende le sembianze di un paio di occhi castani che mi scrutano. Io ero completamente bloccato di fronte a questa figura che nel frattempo aveva spento il motore , messo il cavalletto ed era sceso dalla moto. Mi guarda e mi dice : “Indovina chi sono?”. Riconosco immediatamente il tono della voce e gli salto addosso , finalmente avevo capito chi si nascondeva dietro quella specie di armatura in sella a quel mostro meccanico. Vi basti pensare che ho trascinato mia madre che teneva in braccio mio fratello (all’epoca aveva un’ anno), per farmi fare una foto a cavallo di questo fantasmagorico oggetto. Volete sapere che cosa è successo , mia madre ha accettato a malincuore la richiesta , (intuendo già che la cosa andava al di là del semplice entusiasmo momentaneo); nel mentre io prendevo il mio fratellino e lo posizionavo sulla sella di fronte a me in posa , pronti per essere immortalati. Ahimè la foto non l’ho digitalizzata (per ora) , ma conto di farlo tanto per darvi un riferimento visivo di quello che vi ho poc’anzi raccontato. Lo schock per mia madre arrivò poco dopo , quando mio zio mi disse : ” Mauro vuoi fare un giro? “. Prontamente mia madre disse : ” Raffaele ma sei scemo quello è una creatura e tu lo vuoi mettere sopra la moto ? “. Lascio spazio all’immaginazione collettiva sul prosieguo della diatriba. Dopo un pò entrambe si girano verso di me e mi chiedono all’unisono (ma con toni di voce decisamente differenti) : ” Mauro tu che vuoi fare?”. Avrei dovuto rispondere che la domanda era superflua , ma sarebbe stato troppo pretendere una simile argomentazione da un bambino piccolo , dissi solo un : ” SI!!!!!!!!! “. Ebbene con mio immenso stupore mamma accettò , salii sulla moto , mio zio mise in moto e iniziai a volare. Ad un tratto la moto accelerò in modo dolce  , invece a me sembrò un colpo di proiettile che mi tolse il fiato. Signori all’età di 5 anni ero arrivato alla folle velocità di 80 Km/h. Quel breve tragitto sospeso a due spanne da terra è stata l’esperienza più illuminante della mia vita.

Ritornato con i piedi per terra , il mio primo pensiero fù :  ” Un giorno lo farò anche io! “. Purtroppo le situazioni remarono sempre contro questo desiderio di bambino, ma la speranza di poterci riuscire un giorno non mi abbandonò mai.Ogni volta dopo quell’evento quando sentivo o vedevo in lontananza una moto (per non parlare di quando mi passava vicino sfrecciando e rombando a più non posso) , un brivido mi pervadeva l’intera colonna vertebrale e mi incollavo al finestrino della macchina o allungavo la testa con la speranza di riuscire anche per un solo attimo a scorgere questa bestia leggendaria. Arrivarono i 14 anni , ma miei non acconsentirono al motorino , nonostante cercassi di fargli capire quanto fosse importante per me. Nel frattempo continuai ad interessarmi sempre  più all’argomento moto , avvertendo ogni volta che ne vedevo o sentivo una le stesse sensazioni adrenaliniche. Dovetti aspettare sino ai 19 anni per muovermi autonomamente con la “macchina”. Quella per me fù , come quasi tutti i ragazzi di quell’età una conquista fondamentale , ma dentro di me c’era sempre lo stesso desiderio. Quante volte invidiai alcuni miei amici anche solo perchè possedevamo uno scassato cinquantino a marce!!!

Ora che mi ricordo c’è stata una volta in cui guidai una moto , era se non sbaglio una Aprilia Rs 50  , l’opportunità nacque perchè un mio amico doveva accompagnare a casa la ragazza ma non avendo due caschi non sapeva come fare. Allora si gira verso di me e mi fà : ” Te la senti di guidare la moto fino a casa della mia ragazza ? “. Io mi giro con in faccia disegnato  un punto interrogativo e dico : ” Ma che fai mi prendi in giro ? Lo sai benissimo che non la sò portare ! “. Lui ribatte : ” E dai guarda che non è difficile ! “. Alla fine dopo buoni 15 minuti di tira e molla accetto e mi dirigo verso la moto. Metto il casco , inserisco la chiave , accendo il motore , lo faccio arrivare a temperatura d’esercizio , metto la marcia e parto , come se fossi già a conoscenza di quello che stavo facendo. In realtà ero abbastanza spaventato. Qualche istante dopo arrivai nei pressi di uno stop che con un pò di fatica riuscii a superare , poi accelerai e mi diressi verso una rotatoria. In quel piccolo tratto in sella alla moto riaffiorano tutte quelle sensazioni provate tantissimi anni prima . Vengo però riportato immediatamente alla realtà quando mi trovo questa famelica rotatoria davanti , e lì succede il patatracchete , mi si spegne il motore. Devo fare una premessa doverosa a questo punto , la moto in questione aveva dei problemi con il motorino di avviamento ed infatti era stato un miracolo che si fosse accesa al primo colpo. Cerco di rimetterla in moto , ma non ne vuole sapere allora alla disperata cerco di farla partire a spinta ma niente. Concludendo ho dovuto chiamare il mio amico , farlo tornare in dietro per venirmi a prendere e far avviare il motore. E’ stato intenso lo stesso , diciamo un assaggio di libertà che aspetterò ancora molto a lungo.

Passano gli anni , cambiano le situazioni , alcuni amici se ne vanno ed altri nuovi arrivano. Tra i nuovi conosciuti c’erano anche Matteo e Alessandro. Stiamo parlando almeno di 2 anni fà era più o meno Settembre. All’inizio era stata solo una conversazione informale , tanto per conoscersi , ma dopo un pò che ci frequentavamo Matteo se ne esce con un discorso su temi motoristici. Parlando e riparlando tra una cosa e l’altra mi comunica così come se niente fosse che è possessore di una Ducati 749 Testastretta. Cosa!!!???? Non sapevo se le mie orecchie avessero sentito bene. Poi arrivò la conferma quando un giorno si presentò spavaldamente in sella alla moto. Da quel momento vuoi che finalmente avevo un contratto a progetto per 2 anni e mezzo  (grazie alla politica per aver messo una generazione nel costante dubbio della disoccupazione e del precariato) vuoi che c’era anche Matteo che mi stimolava , mi promisi che prima del ventiseiesimo anno io avrei dovuto essere in sella alla moto.

Ci furono altri ostacoli alla realizzazione del sogno e quindi passò quasi un altro anno , intanto la ricerca della moto si intensificò. E quì entrò in scena anche Alessandro ( lo conobbi poco tempo dopo Matteo) , un giorno mi disse dai cerchiamo su http://www.moto.it/index.html e sicuramente trovi qualcosa. Cominciammo con un brainstorming per decidere la strategia d’acuqisto , il budget , il modello , la marca , la cilindrata , la guidabilità ecc ecc.  Alla fine trovai un compromesso e decisi di puntare su due moto con una colorazione specifica della quale ero innamorato. La livrea era quella ufficiale HRC fino al 2004 (credo) , Rossa Bianca e una specie di Blù-Viola. Le candidate erano due. La prima era una Honda CBR 600F  del 2000 a 1500€ che si trovava in Puglia (io abito in provincia di Roma). La seconda era sempre una Honda CBR 600F ma del 2001 a 2000€ che si trovava a Roma. La scelta per una questione economica era ricaduta sulla moto pugliese. Poi coma al solito arriva una svolta , questa volta però grazie a mia madre. Lei accetta di finanziarmi i 500 € rimanenti per comprare la moto romana.

Il sogno cominciava a prendere “corpo”.

Non passa nemmeno una settimana che accompagnato da Matteo , vado a vedere la moto. Colpo di fulmine a prima vista. Cerco di rimanere lucido e in questo Matteo mi aiuta parecchio. Passiamo al setaccio il mezzo , controllandone le condizioni. Chiediamo che ci venga acceso il motore , bè in quel momento da quello scarico io non sentivo uscire nient’altro che una fantastica melodia. Sono stati minuti di pura estasi. Mi presi qualche momento per riflettere e chiedere a Matteo opinioni tecniche prima di prendere in considerazione la possibilità di comprarla. Le parole del mio amico non potevano essere migliori e più convincenti di queste : ” Se ti piace ed è questo che cercavi , comprala “. Ringraziammo il venditore e ce ne andammo , ma io sapevo già che di lì a poco sarei tornato per portarmela a casa.

La conferma che avrei dovuto comprarmi assolutamente la moto arrivò poco dopo.

L’occasione era una serata a San Lorenzo per una festa di amici . Quella sera eravamo rimasti d’accordo che io Matteo e Alessandro , ci saremmo incontrati in piazza ad Albano Laziale e poi saremmo andati insieme alla festa. Diciamo che non è andata esattamente come speravo  , è andata decisamente meglio. Li vedo arrivare in sella alle loro moto (mentre io ero in macchina) , mi si affiancano dicendomi che mi avrebbero seguito fino a San Lorenzo e che poi ad una certa ora saremmo andati a Castel Sant’Angelo per vedere l’arrivo della 1000 Miglia. In pratica mi hanno fatto capire che il motivo per cui erano venuti in moto era l’estrema praticità del mezzo e non perchè volevano farmi rodere il fegato. Chiaramente non mi sono stati dietro , vi dico solo che ci siamo rivisti a San Giovanni , ma solo perchè non sapevano bene come arrivare alla festa. Uscimmo verso mezza notte dalla festa , mi dettero il casco e ci dirigemmo verso l’arrivo  della 1000 Miglia. Dopo tanti anni di nuovo quella sensazione indescrivibile , per vendicarmi dello sfregio gli feci fare più strada possibile (anche perchè non volevo più scendere). Però come tutte le cose belle a fine serata io ripresi la macchina e loro schizzarono via in moto.

Bene l’esperienza appena citata non ha fatto che aumentare la voglia di 2 ruote , così appena arrivato lo stipendio , andai al concessionario e realizzai il sogno di bambino che non aveva mai smesso di accompagnarmi. Ero possessore di una moto , quasi 20 anni dopo. Non vorrei apparire ampolloso ma è stata quasi un’odissea. Ricorderò il 21/04/2011 per sempre .Dovete sapere infatti che fortunosamente e caparbiamente , aggiungerei , sono riuscito a mettere insieme la cifra giusta giusta per pagare moto , passaggio di proprietà e consegna a casa. Approfitto dell’occasione e vi segnalo il sito di questa ditta serissima che effettua trasporto di moto in tutta Italia http://www.motohelp.it/ . Il giorno della presa in consegna da parte del corriere ci siamo dati appuntamento direttamente al concessionario. Una volta caricata la moto , mi sono incollato al furgone come un francobollo ad una cartolina e l’ho accompagnato nel viaggio fino alla porta del mio garage. Il momento fatidico arrivò , il corriere mi fece firmare le carte della consegna e se ne andò , lasciandomi con le chiavi in mano , dell’oggetto che avevo desiderato per un ventennio. Ragazzi ancora oggi non credo ai miei occhi quando entro nel box e la vedo lì sotto il suo telo messa sopra ai cavalletti.

Facciamo così ve la presento appena arrivata.

Vista anteriore

Altra vista anteriore

Vista laterale destra

Emozionato come un bambino

Che ne pensate? Per me è fantastica!

Ero completamente inebetito. Quel giorno ebbi la forza solo per accenderla , fra me e me dissi  : “Per oggi basta così “. E’ stato un crescendo , il giorno dopo provai a muoverla e girai come uno scemo dentro il garage per mezz’ora. Il terzo giorno venne a trovarmi Matteo per vedere in che condizione versavo . Io come al solito mi trovavo in garage (era diventata casa mia da quando c’era la moto) , come se niente fosse mi dice di portarla fuori (vi voglio ricordare che l’ultimo mezzo a due ruote che ho guidato con costanza era la fidata bicicletta). Ci riesco (con mio immenso stupore) ed inizio a farmi i primi giri nel viale sotto casa , da quel momento non mi sono più fermato.

Adesso che finalmente ero in possesso di una  moto , dovevo sbrigare la parte burocratica della faccenda , e quì cominciarono i problemi. Come ogni ragazzo della internet generation , cerco un’assicurazione online che non mi chieda un patrimonio per l’RCA , a mio malincuore  ho scoperto che più preventivi facevo più la cifra si alzava. Allora mi presi una pausa e mi buttai sull’iscrizione alla patente , ma anche li presi una batosta. Demoralizzato attesi qualche settimana prima di ritentare , nel mentre però facevo sempre pratica nel mio viale. Passati circa 20 giorni per caso mi imbatto in una scuola guida che era anche agenzia assicurativa , ” perfetto ” , pensai tra me e me. Mi feci coraggio e chiesi un preventivo (mediamente le cifre per la sola responsabilità civile si aggiravano intorno ai 2000 € annuali per una moto del 2001) ,  mi dissero che me la sarei cavata con 852 € l’anno. Sull’onda dell’entusiasmo chiesi anche il costo per l’iscrizione alla patente A3. Quì non mi andò proprio di lusso , perchè esame e affitto della moto comprese la patente costava 450€. Purtroppo questa spesa non era negoziabile. Li salutai dicendo che sarei tornato non appena fosse arrivato lo stipendio. Passa un’altro mese , torno all’auto scuola , mi riconoscono e mi dicono che l’agenzia alla quale erano affiliati non stipulava nuove polizze. NOOOOOOOOOOO!!!!!!!!! Pensavo fosse una vendetta divina o robe simili. Mantengo un minimo di contegno e mi iscrivo alla patente. Torno verso casa imbufalito. La sorte che mi sembrava così avversa mi sorride pochi giorni dopo. Grazie all’aiuto di mia madre , reperisco un’altra agenzia della stessa assicurazione , ancora più vicino a casa mia rispetto all’altra. Incrocio le dita entro e chiedo il fatidico preventivo. Passarono istanti interminabili , nella quale diedi tutte le informazioni necessarie . Terminato il processo la signora mi dice che erano 1000€ annui , non le ho dato nemmeno il tempo di concludere la frase che avevo già tirato fuori i soldi. Anche questa era fatta.

In questo arco di tempo però non avevo smesso di allenarmi sotto casa mia , ed ero arrivato a percorrere 16 km. Tenendo conto delle dimensioni del viale (poco più di 100 m) ,  iniziavo a prendere familiarità con i vari comandi del mezzo.

Ora mi aspettava solo l’ultima parte del viaggio , l’abbigliamento tecnico. Riuscii a trovare tutto quello che mi serviva per iniziare , casco , giacchetto e guanti. Arrivò infine anche il foglio rosa , così avrei potuto farmi un giretto per la strada. Appena Matteo e Alessandro appresero la lieta notizia , si presentarono sotto casa mia mi strapparono letteralmente dal letto e mi ritrovai vestito con il casco in testa , teso come una corda. Non ero mai uscito per strada, mille pensieri mi offuscavano la testa e mi paralizzarono. Provai a partire ma la moto si spense , ” Niente di grave pensai ” . La tensione salì , ma tutto sembro scivolarmi di dosso non appena iniziai a muovermi sulla strada.

Finalmente ce l’avevo fatta!!!!!!

P.S.

Volevo ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto in questa mia piccola impresa. Grazie di cuore.

Un Helmer/Beowulf italiano

29 ottobre 2008 1 commento

In una giornata piovosa di circa un anno fà giravo su internet in cerca di qualcosa che catturasse la mia attenzione. Dopo un bel pò di tempo passato su internet senza un perchè , un mio amico tramite msn mi contatta dicendo “devi troppo vedè sto sito” , clicco sul link e mi appare questo un Beowulf Cluster . Io rimango sbalordito nell’apprendere come sia nata questa macchina , ma ancor più chi sia stato a realizzarla e per quale motivo (all’epoca non lavoravo ancora e non avevo la stessa comprensione dell’informatica che ho ora). A mio malgrado nonostante sia stato entusiasta di poter vedere una cosa del genere aimè , non avevo i mezzi per realizzarla. Poco più di una settimana fà mi ritrovo nuovamente a vagare su internet senza meta per trovare  un server , a basso costo , che mi permettesse di poter simulare un ambiente test , tipo un piccolo  dominio server-to-client. Gira che ti rigira mi imbatto in questo sito , un ragazzo aveva bisogno di un potente pc per fare rendering video , ha pensato bene di mettere su un cluster e usare come case una cassettiera Ikea di nome Helmer. Subito ho pensato di essere di fronte alla soluzione a tutti i miei problemi ma anche alla realizzazione di quello che scovai un anno prima ma non potei realizzare , il cerchio si stava chiudendo!!! Dopo qualche giorno per riordinare le idee mi sono mosso e ho cominciato ad aqcuistare tutto il necessario.
Si parte dall’

HARDWARE

1) Processori

Cercavo dei processori che come prezzo/prestazioni fossero abbastanza performanti , la scelta è ricaduta sugli AMD Athlon X2 64 5000. La scheda del prodotto la trovate quì e le carattreristiche dell’architettura le troverete quì.

2) Schede madri

Le schede madri sono state scelte in base a delle esigenze ben precise (come i processori) prezzo/prestazioni/tutto integrato. Per queste motivazioni ho scelto le ASRock ALiveNF6P-VSTA. Scheda e caratteristiche del prodotto le trovate quì.

3) Hard Disk

Partiamo dal presupposto che per il mio progetto occorreva una discreta quantità di GB disponibile , ho raccolto i dischi che già avevo a casa e ho pensato di organizzarli così :

                 Dimesione Dischi                           Mansioni                Combinazione Dischi
   160  GB SATA    DISCO DI SISTEMA    RAID 1 (SOURCE)
   160  GB SATA    REPLICA DISCO DI SISTEMA    RAID 1 (MIRROR)
   250  GB PATA    STORAGE    JBOD
   250  GB PATA    STORAGE    JBOD
   80    GB PATA    STORAGE    JBOD
   80    GB PATA    STORAGE    JBOD
   80    GB PATA    DISCO DEDICATO ALLE VIRTUAL
MACHINES
   RAID 0 + 1 (SOURCE)
   80    GB PATA    DISCO DEDICATO ALLE VIRTUAL
MACHINES
   RAID 0 + 1 (SOURCE)
   80    GB PATA    REPLICA DISCO DEDICATO ALLE
VIRTUAL MACHINES
   RAID 0 + 1 (MIRROR)
   80 GB PATA    REPLICA DISCO DEDICATO ALLE
VIRTUAL MACHINES
   RAID 0 + 1 (MIRROR)

4) Alimentatori

A questo punto ho dovuto calcolare di che potenza avrei dovuto comprare gli alimentatori per mandare avanti il tutto. Ho optato per 2 alimentatori da 450 W  , 1da 550 W e 1 da 600 W che andranno collegati in base all’assorbimento da parte delle relative schede madri.

5) Ram cavi di rete e ciabatta

La ram doveva essere abbastanza adeguata alla mole di lavoro da svolgere , ecco perchè ho scelto di comprare 8 GB di DDR-II a 667 MHZ. Nella foto si vede inoltre una ciabatta per l’alimentazione (chiaramente con fusibile ed interruttore per una maggiore protezione) e dei cavii ethernet che serviranno ad interconnettere le varie schede di rete.

6) Schede di rete e switch

Per poter pensare di far funzionere un cluster devono esserci tante schede di rete quante schede madri. Se vogliamo anche che la nostra creatura possa avere la possibilità di accedere all’esterno ,  dobbiamo prendere un’altra scheda di rete che si occuperà solamente di quello. Nella foro si vede anche uno switch 8 porte che connetterà il tutto.

7) Mass Storage Add on Card

Il quadro era quasi concluso mancava solamente un dettaglio , delle schede pci che permettessero di poter soddisfare lo schema di dischi che ho riportato sopra. Avevo bisogno dei controller RAID.

8) Raffreddamento

Un grande pc richiede un ottimo sistema di raffreddamento quindi mi sono munito di 15 ventole da 12 cm.

Fino a quì abbiamo elencato le parti hardware da me scelte per realizzare l’impresa. Adesso voltiamo pagina e parliamo un pò del

“Case”

Helmer è una cassettiera dell’Ikea a sei scomparti , la potete vedere quì. Subito mi sono reso conto che la cassettiera essendo di lamiera ,  per poter ospitare senza alcuna conseguenza il clister necessitava di qualche accorgimento. Innanazitutto bisognava adattare la cassettiera alle mie esigenze , in parole povere creare lo spazio per le ventole gli alimentatori e un modo per poter appoggiare le schede madri sui ripiani.

Per prima cosa ho iniziato a disegnare sulla lamiera la posizione delle ventole e degli alimentatori

Chiaramente dopo aver terminato i disegni ho cominciato a tagliare le forme. Il primo risultato è stato il seguente.

La seconda mossa era creare dei supporti aggiuntivi per gli alimentatori. Ho pensato di utilizzare del plexiglass da 4mm.

Stessa identica cosa ho fatto per le schede madri e per i dischi.

Per mia ulteriore sicurezza ho avvolto le slitte della cassettiera con del nastro isolante tanto per essere sicuri (NON SI Sà MAI !!!!!)

Dopo aver realizzato tutti i supporti ho fatto delle prove di montaggio con gli alimentatori , per vedere come si sarebbero presentati gli spazi una volta montato il tutto.

Una volta resomi conto della situazione , ho iniziato ad installare le schede madri sui supporti in plexiglass.

Successivamente ho ultimato il montaggio delle ventole sul coperchio della cassettiera.

Conclusa anche questa operazione , non mi resatava nient’altro che iniziare il montaggio vero e proprio. Il risultato finale di tutte le mie fatiche è questo.

Nella parte sinistra della foto (anche se non troppo chiaramente) si intravedono due cavi che fungono da interruttore.

E questo è tutto , ora non mi resta che andare a provare la mia nuova bestiaccia.

Un ringraziameto speciale a mio fratello Federico , al suo amico Giordano e a quel matto di Marco che mi ha fatto venire la voglia di realizzarlo.